La fondazione della SIRI

La vasta area della Siri, compresa tra il corso del fiume Nera e le pendici del colle Obito, che dal 1794 era sede del complesso dell’ex Ferreria pontificia, ospita a partire dal 1925 un centro per ricerche e lavorazioni chimiche di proprietà della S.I.R.I – Società Italiana Ricerche Industriali.

Soci fondatori ne sono l’ingegnere Arturo Bocciardo, amministratore delegato della Terni Società per l’Industria e l’Elettricità, Vickers Terni, il Commendatore Vincenzo Nava, amministratore delegato della S.I.A.S – Società Italiana Ammoniaca Sintetica e Luigi Casale, proprietario dei relativi brevetti.

La nascita dello stabilimento

Nel 1926 viene messo in moto il primo impianto sperimentale per la produzione di ammoniaca sintetica con una capacità di due tonnellate, e già nel 1929 si realizza la sintesi industriale del metanolo, comunemente chiamato alcool etilico, da ossido di carbonio e idrogeno. Il prodotto trova subito largo impiego come carburante e come componente per la preparazione della formaldeide, impiegata per la preparazione di materie plastiche e di esplosivi come la pentrite.

In osservanza della politica autarchica imposta dal regime fascista, negli anni Trenta l’impresa si orienta all’ottenimento di prodotti diversi dal metanolo e dall’ammoniaca. Mantenendo l’ossido di carbonio e l’ossigeno alla base della filiera industriale, viene realizzato dunque un impianto semi-industriale per la sintesi degli alcool superiori, impiegati in quegli anni come additivi per la benzina.

Risale a questo periodo la singolare sperimentazione, nello stabilimento di Terni, di un’automobile alimentata ad ammoniaca.

Nel 1938 il volume di affari subisce un notevole aumento e perciò la SIRI può permettersi l’assunzione di numerose e consistenti commesse, avendo altresì la possibilità di utilizzare una ingente quantità di materiali provenienti dai vecchi impianti limitrofi inattivi.

siri storia terni
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Ex Siri corti interne
Ex Siri l'abbandono prima del recupero
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La Guerra e la crisi della SIRI

Nonostante sia dichiarata nel 1939 “stabilimento ausiliario per i bisogni di guerra”, la SIRI subisce gravi perdite in tempo di guerra, e si può parlare di una ripresa solo a partire dagli anni Cinquanta.

Nel 1955 l’ANIC – Azienda Nazionale Idrogenazione Combustibili commissiona alla SIRI un grande impianto per la produzione di ammoniaca sintetica che, composto di tre grandi unità, entrerà parzialmente in funzione all’inizio del 1957.

La crisi degli anni Sessanta

Tra il 1958 e il 1959 vengono completati gli impianti per la ANIC, per la Vetrocoke e per la SINCAT, ma iniziano ad emergere anche le prime difficoltà per l’ottenimento di nuove commesse. La nuova tendenza dei clienti esteri è di far costruire le apparecchiature necessarie agli impianti direttamente nel proprio Paese.

Le difficoltà più serie iniziano però dal 1965: quello che un tempo era il prodotto della SIRI si trova, da questo momento, ad essere un bene oggetto di una concorrenza molto forte. Ancor più grave, già nel 1970 si subodora una prossima obsolescenza del prodotto stesso, dovuta ai mutati orientamenti tecnici di progettazione e realizzazione degli impianti.

Il fallimento della SIRI

La crisi vera e propria subentra nel 1982, quando la società si vede costretta a ridurre l’orario di lavoro e a mettere in cassa integrazione molti dipendenti. Nei primi mesi del 1985 l’azienda si trova nel mezzo di una vera e propria crisi di liquidità. Nell’estate del 1985 l’organico conta infatti solo 39 unità: un dirigente, tre impiegati tecnici, due impiegati amministrativi, cinque tecnici di laboratorio e ventotto operai. L’istanza di fallimento viene accolta con sentenza il 13 giugno 1985.

La storia della SIRI e delle persone che, con fatica e costanza, hanno lavorato per l’innovazione industriale non sono un ricordo in dissolvenza: una targa, posta all’ingresso dello spazio museale CAOS, è dedicata all’ingegno di Luigi Casale e al suo eterno contributo al progresso.