La formazione delle raccolte museali

Il patrimonio storico-artistico di Terni si articola in diversi nuclei che descrivono la complessità e lo sviluppo della città dalle origini sino ad oggi. Le vicende legate alle collezioni comunali cominciano sul finire dell’Ottocento, quando studiosi come Ettore Sconocchia (Terni 1842-1909) e Luigi Lanzi (Stroncone 1858- Terni 1910) promossero una rinnovata attenzione per la storia e l’arte di Terni, impegnandosi nella conservazione e nello studio delle testimonianze, anche al fine di garantirne la fruizione.

Dai conventi a Palazzo Carrara

La solerte attività di Sconocchia e Lanzi partì dalla raccolta e dal riordino di quei beni provenienti da conventi e congregazioni di carità soppressi nel periodo post-unitario, che costituirono il nucleo primigenio della Pinacoteca comunale e della Raccolta archeologica e al quale, nel corso del tempo, si aggiunsero i rinvenimenti fortuiti provenienti da campagne di scavo nel ternano e alcune importanti donazioni, tra cui si ricorda quella del conte Elia Rossi Passavanti (Terni 1896-1985). Inizialmente ricoverate in vari locali della biblioteca e dell’archivio comunali, nel 1933 le opere e alcuni materiali lapidei furono trasferiti a Palazzo Carrara, da dove – dopo un primo parziale allestimento – vennero nuovamente spostate ed accatastate in locali improvvisati a magazzino con l’intento di tutelarle durante il secondo conflitto mondiale.

Il destino della Pinacoteca

Al termine della guerra la Pinacoteca rimase in stato di semi-abbandono fino al 1964, quando fu aperto al pubblico un primo, provvisorio, allestimento della Pinacoteca presso Palazzo Manassei, dove trovarono spazio solo diciotto opere.

Nel 1986 fu inaugurata la nuova sede della Pinacoteca a Palazzo Fabrizi, di proprietà privata, nelle cui sale furono esposte gran parte delle opere d’arte di proprietà comunale; una soluzione che si rivelò però  non definitiva a causa delle cattive condizioni dell’edificio. 

Nel 2001 le opere della Pinacoteca furono trasferite a Palazzo Gazzoli, recentemente restaurato, ed esposte secondo soluzioni moderne ed adeguate alla fruizione pubblica; tuttavia, gli spazi limitati imposero il sacrificio della raccolta archeologica, che rimase nei depositi di Palazzo Carrara.

Da Siri a Caos
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Museo Archeologico_Sergio Coppi
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CAOS
Da Siri a Caos Da Siri a Caos Da Siri a Caos carroponte carroponte4 Museo Archeologico_Sergio Coppi museo archeologico telamone telamone piermatteo_dettaglio musei_dettagli CAOS

La collezione di opere e la nascita del CAOS

Il primo atto di formazione di una raccolta cittadina d’arte contemporanea si deve al Comune di Terni: a partire dagli anni Trenta furono acquistate, e donate all’Amministrazione, le opere che costituirono negli anni Cinquanta il primo nucleo relativo alla produzione contemporanea regionale.

Le donazioni di Aurelio De Felice

Dagli anni Sessanta, questo primo nucleo di esemplari si arricchì notevolmente grazie ad alcune donazioni di artisti locali, tra cui spicca quella dello scultore Aurelio De Felice (Torreorsina 1915- 1996), figura di riferimento nel Novecento umbro per la sua attività artistica e per il vivace interessamento nei confronti della vita culturale cittadina. Nonostante gli spazi insufficienti, la prima sistemazione di una piccola parte di questa importante raccolta fu allestita in una sezione dedicata presso la Pinacoteca a Palazzo Gazzoli. 

La riconversione della SIRI

Nel corso della prima decade del nuovo millennio lo straordinario patrimonio artistico della città fu riunito in un’unica sede, trovando finalmente una degna sistemazione nell’area industriale SIRI. Quest’ultima, acquisita dal Comune di Terni tra il 1997 e il 2002, venne riqualificata per ospitare il Museo archeologico, inaugurato nel  2004 ed oggi intitolato a Claudia Giontella, e il Museo d’arte moderna e contemporanea “Aurelio De Felice”, inaugurato nel 2009. In questo processo trasformativo, alla destinazione museale va aggiunta la riconversione dell’ex SIRI a centro di produzione creativa contemporanea: nasce il CAOS – Centro Arti Opificio Siri.

Oggi il CAOS, con i suoi 5600 metri quadri di estensione, si presenta come un’infrastruttura plurale di spazi polifunzionali ospitanti due musei, un’ampia area espositiva temporanea, un teatro, sale per conferenze e laboratori, una biblioteca, un ristorante-caffetteria e varie aule destinate a didattica ed attività educative. Grazie alla sua storia da polo chimico a centro culturale il CAOS si configura come esempio eccellente di rigenerazione urbana in aperto dialogo con la comunità.