Il Museo Archeologico di Terni – fondato nel 2004 ed intitolato all’archeologa Claudia Giontella – sorge dal recupero dell’area industriale SIRI (Società Italiana Ricerche Industriali), riconvertita oggi nel complesso del CAOS – Centro Arti Opificio Siri.

L’arrivo del Telamone, Gennaio 2020

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All’ingresso del museo ha recentemente trovato collocazione il cosiddetto Telamone: una imponente statua scolpita nel marmo bianco, generalmente impiegata come elemento strutturale (parasta) o decorativo (lesena). Attribuito al periodo romano imperiale, il Telamone è stato rinvenuto a Terni nel 1971, a pochi passi dal centro urbano, e restaurato sotto la direzione della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria. Ad oggi mancano del tutto le indicazioni di scavo ed altrettanto ignote rimangono committenza e destinazione del reperto.

Il ruolo dell’archeologa Claudia Giontella è stato determinante per quanto concerne i criteri dell’allestimento museale, basati sulla datazione e sulla provenienza dei reperti. Il museo archeologico si compone di diciassette sale ed è essenzialmente diviso in due grandi sezioni: una dedicata al periodo protostorico e l’altra al periodo romano.

L’età protostorica

I reperti  esposti provengono prevalentemente da tre necropoli: la Necropoli delle Acciaierie, databile, nel suo complesso, al XII-VIII secolo a.C.; la Necropoli dell”Ex Poligrafico Alterocca,  risalente all’ VIII-VII secolo a.C.; e la Necropoli di San Pietro in Campo, del VII-VI secolo a.C., che rappresentano un prezioso contributo alla conoscenza dei Naharti,  popolo proto-umbro attestato lungo il corso del fiume Nahar, noto ai Romani come Nar, l’attuale Nera.

Alla Necropoli delle Acciaierie appartiene una tomba bisoma, cioè doppia, che alimenta una tradizione popolare molto diffusa, quella di riconoscere, nei due scheletri affiancati, Sabino e Serapia, gli innamorati di San Valentino, che avrebbe benedetto il loro amore contrastato. 

Gli inumati hanno una età compresa tra i 9 e gli 11 anni l’uno e i tra i 10 e i 14 l’altro. Il loro sesso è indeterminato e non è rintracciabile un collegamento familiare tra di loro.

La tomba, collocabile tra fine VIII – inizi VII secolo a.C., presenta un corredo fittile e bronzeo, in cui spicca un pendente a bulla

Eterogeneo per forma e decorazione il corredo vascolare e ornamentale dei complessi sepolcrali dell’Ex Poligrafico Alterocca, a cui appartiene la tomba femminile con gabbia di ferro; e di San Pietro in Campo, dove compaiono pendagli sigillo in avorio.

Il Museo Archeologico nelle foto di Sergio Coppi

Museo Archeologico_Sergio Coppi
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L’età Romana

La sezione romana del museo racconta – attraverso testimonianze epigrafiche e figurative comprese tra la tarda età repubblicana e quella imperiale – l’ingresso di Roma in Umbria, il programma urbanistico e la composizione sociale del centro di Interamna Nahars, che dopo l’erezione delle mura, avvenuta probabilmente nel III secolo a.C., acquista la sua definizione e fisionomia nella prima età imperiale con la costruzione, ad esempio, degli edifici da spettacolo.

L’Anfiteatro, erroneamente attribuito a Faustus Titius Liberalis, nominato nella dedica sacra esposta al museo che è importante, invece, per la datazione al 672 a.C. della nascita dell’insediamento protourbano di Terni, desunta anche dai documenti materiali degli abitati di Maratta Bassa e di Piazza Clai; e il Teatro, di cui una iscrizione monumentale, anch’essa esposta, ricorda i lavori di completamento.

Insieme ad un nutrito corpus di epigrafi, il museo ospita rinvenimenti della complessa stratigrafia dell’ex Palazzo Sanità, odierno Palazzo Primavera, e una collezione scultorea, connessa all’architettura sacra, funeraria e celebrativa, che comprende il rilievo con Mitra tauroctono, la testa diademata dal Santuario di Monte Torre Maggiore, un leone, alcuni sarcofagi, tra cui quello dall’area cimiteriale di San Valentino, e una statua togata e una statua virile, entrambe appartenenti a membri della dinastia giulio-claudia, provenienti dalla città romana di Carsulae.

Di recente collocazione, all’ingresso del museo, il Telamone, restaurato sotto la direzione della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria.

L’imponente statua in marmo bianco, rinvenuta a Terni nel 1971, è forse attribuibile ad età imperiale ma ne rimangono ignote committenza e destinazione.