illustrazione: Omaggio a Sergio Secci, di Giacinto Compagnone

Si chiama fenomenologia: ti accorgi di avere in mano una penna, biro, nera, con il cappuccio, solo nel momento in cui smette di funzionare come dovrebbe, costringendoti ad intenzionarla – così scrive Husserl – a portarla all’interno del tuo orizzonte di senso per poterla interrogare in merito al suo mancato funzionamento. 

Ho una penna biro in mano da ore e non ci avevo fatto proprio caso! 

Non vado al cinema da un paio d’anni, il teatro non mi coinvolge, mai parlato con un tecnico dello spettacolo, non entro in un museo dall’ultima vacanza all’estero. Non ci avevo fatto proprio caso, che nel mio Paese, nella mia città, nel mio quartiere, decine e decine di persone lavorano per offrire ogni giorno occasioni per sperimentare, creare, imparare ad apprezzare l’Arte, la Bellezza, l’Immagine-movimento, la visione collettiva di una società che senza idee non ha che voce postuma. 

La fermata coatta di cinema, teatri, musei, spazi sociali e di aggregazione è una cosa seria, che purtroppo avrà degli effetti che nulla c’entrano con l’economia.

Noi, vogliamo invitarvi a tenere stretto il sentimento d’urgenza che ci lega in questi giorni agli spazi della cultura e della socialità, per farlo rinascere come intenzione assoluta – appena domani. 

Vogliamo invitarvi ad apprezzare ogni singola penna biro che, in silenzio, fa il proprio lavoro. Vogliamo invitarvi a mangiarveli – i teatri, i cinema e i musei – quando riapriranno. A consumarli pezzo per pezzo, come suggeriva qualcuno per il Beaubourg di Parigi! 

A portarli all’interno del vostro orizzonte di senso e usarli – letteralmente, usarli! – per costruire una visione, un giudizio, una identità nuova che non possa più fare a meno di loro. 

A presto.

CAOS – Centro Arti Opificio Siri

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